Tesoro, dammi la mano. Vieni. Ho preparato due sedie davanti alla finestra. Lo vuoi un tè caldo?
Fa un po’ di freddo. Siamo ormai a fine marzo ma questa primavera proprio non vuole arrivare!
Aspetta che ti sistemo il cuscino dietro la schiena. Sei comoda? Bene. Non vuoi nulla da bere?
D’accordo, neanch’io. Ecco qua. Uh, il dolore alla schiena ormai non mi abbandonerà più.
Maledetta età! Sì, lo so che c’era un tempo in cui mi arrampicavo sugli alberi mentre ora le arrampicate più difficili sono quelle sul letto quando è ora di andare a dormire.
Guarda! Il ciliegio che abbiamo al centro del giardino è in fiore! Incredibile, vero? Con queste temperature non si direbbe che c’è speranza che la primavera arrivi. Tu non hai freddo? L’ho sempre detto che sei una donna di ghiaccio. Senza cuore! Che vive a suo agio solo in inverno.
Cosa fai, mi picchi anche adesso? Che pugno! attenta che mi sloghi una spalla. Guarda che non ho la resistenza di un quarantenne! Mi dovrò mettere la pomata per le contusioni.
Sì, brava, ridi! Ridi. E guarda la meraviglia delle Alpi. Le nostre montagne. Ti ricordi quando ogni fine settimana andavamo in Svizzera e sceglievamo una vetta da scalare? Eravamo giovani e forti.
Resistenti. Guardaci adesso, invece. Seduti ad una finestra a sognare le Alpi.
Ieri sera ho sentito Claudio. Stanno bene. Non piangere, amore, lo so che ti mancano i tuoi nipotini. Ma per adesso non possiamo vederli. Non sarà per sempre. Devi stare tranquilla. Claudio mi ha detto che appena rientra l’emergenza ci vuole portare tutti a Toceno per un lungo fine settimana. Ti ricordi la loro bella casetta in montagna? Ci siamo stati una volta. Quand’era? Cinque anni fa? Boh, forse sei. Ma tu hai la memoria più buona della mia. Senz’altro lo saprai. Sì, hai ragione, sei, è stato sei anni fa. Antonella era incinta e ha partorito Giulio alla fine dell’estate. Sei sempre stata attenta a tanti dettagli, tu! Mentre io sono il solito distratto, lo so.
Senti che piacevole quest’arietta. Ma vuoi che chiuda la finestra? No, preferisci così, vero? Lo sapevo. E senti che silenzio. Non c’è neppure una macchina in giro. Tutti chiusi in casa. Non che noi facessimo tante passeggiate prima. Con il fisico che ci ritroviamo. Due rottami! Sì, parlo per me. Parlo per me! Tu sei in perfetta forma. E rimani sempre in casa solo per farmi compagnia. Lo so. Guarda! Shhh! Silenzio. C’è una volpe nel campo là in fondo. No, non ho le traveggole. Saprò distinguere una volpe da un cane, o no? E’ una volpe, te lo dico io. Probabilmente per il fatto che non ci sia più in giro anima viva ha preso coraggio e si è avvicinata al paese.
Sta passando davanti alla casa di Eufemia, la Piatti. Sai che se ne è andata. Sì, anche lei. Ormai non li conto più. Stiamo rimanendo soli. Anni a dichiarare che l’Italia un paese di vecchi. Vediamo cosa diranno ora che di vecchi non ce ne siamo quasi più.
Scusa, hai ragione, piangere non serve a niente. Mi asciugo subito le lacrime. Per fortuna ci sei tu a tenermi su di morale, altrimenti non so come mi sentirei. Ti amo, tesoro.
Dai adesso è ora di fare colazione. Vado a mettere su il caffè. Tu aspettami qui, ti lascio sulla mensola del camino, accanto al calendario che ho lasciato qui, fisso su quel giorno, a segnare la data in cui quel maledetto ti ha portata via da me.
Tu ci vuoi il latte nel caffè? Sì, perfetto. Come sempre. Come da tutta la vita.

Autore Alessandro Baito

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